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Borgo Piave, il porto cittadino di Belluno

Scendendo dal centro di Belluno attraverso l'ingresso sud, Porta Rugo, si raggiunge in pochi minuti l'antico porto sul fiume: Borgo Piave, pittoresco borgo cittadino direttamente affacciato al fiume Piave.

Borgo Piave nacque tra il 1931 e il 1933, in località denominata Passo Barabini, quale centro aziendale, istituito dall’Opera nazionale combattenti in funzione della valorizzazione agricola delle terre appoderate.

Il nome dato al Borgo ricorda l’eroica epopea del Piave, divenuto un fiume sacro all’Italia.

Il piccolo borgo presenta ancora tracce di un antico e glorioso passato come punto di passaggio per i commerci tra il Cadore, Treviso e Venezia.

Di qui transitavano le zattere colme di persone, animali e mercanzie e qui scendevano gli zattieri per tornare al porto di Codissago, a nord di Longarone o ai porti cadorini. Inoltre in questo luogo si trovava uno dei pochi ponti sul Piave, ricostruito diverse volte e di cui oggi rimane il cosiddetto "ponte vecchio" ed il ponte della Vittoria inaugurato il 23 maggio 1926 e decorato secondo il progetto dell'architetto bellunese Riccardo Alfarè che ha lasciato numerose testimonianze del suo operato, tra cui il centrale Cinema Italia in Via Garibaldi.

Sulla piazzetta di Borgo Piave di affaccia, oltre che il palazzo conosciuto come "il Botegòn", la chiesa di San Nicolò, patrono degli zattieri e di chi in generale aveva a che fare con l'acqua. Il primo edificio, costruito secondo le notizie storiche intorno al 1361, venne poi rifatto alla metà del Cinquecento poichè era diventato troppo piccolo per ospitare tutti i fedeli. Nuovi interventi si resero poi indispensabili nel 1747, ma l'attuale edificio venne ristrutturato nel 1861 probabilmente con la partecipazione del famoso architetto feltrino Giuseppe Segusini.

Data la vicinanza con le acque del Piave, Borgo Piave è stata spesso teatro di alluvioni e allagamenti, che hanno costretto gli abitanti del luogo a numerosi lavori e ricostruzioni: le ultime due in ordine di tempo nel 1963, in seguito al disastro del Vajont, e nel 1966 durante l’alluvione che si abbatté su Veneto e Friuli.

 

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