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Il galateo nasce a Nervesa della Battaglia

Il termine galateo definisce l'insieme di norme comportamentali con cui si identifica la buona educazione: è un codice che stabilisce le aspettative del comportamento sociale, la norma convenzionale.

Ma come e dove nasce il Galateo?

Il nome "galateo" deriva da Galeazzo Florimonte, vescovo della diocesi di Sessa Aurunca che ispirò a monsignor Giovanni Della Casa quel celebre libro del viver civile, il Galateo overo de' costumi, primo trattato specifico sull'argomento pubblicato nel 1558. Il titolo dell'opera, infatti, corrisponde alla forma latina del nome Galeazzo: Galatheus, appunto.

Monsignor Della Casa, di origini fiorentine, naque nel 1503 e nel 1532 intraprese la carriera ecclesiastica a Roma, considerata come la carriera che garantiva il miglior stile di vita. Nel 1544 Paolo III lo nominò nunzio apostolico a Venezia. Amante della vita mondana a Venezia trovò il palco ideale delle sue aspirazioni, con il suo palazzetto sul Canal Grande che divenne il luogo d'incontro della migliore nobiltà veneziana assieme ad artisti, poeti e letterati. Nella sua permanenza veneziana scrisse diversi trattati e testi.





Il suo rapporto con Lorenzino de Medici lo mise però sotto una cattiva luce, tanto da negargli la nomina a cardinale e con la morte del suo protettore Alessandro Farnese e l'elezione di papa Giulio III cadde in disgrazia. Il Della Casa dovette ben presto lasciare Roma, dove era ritornato nel 1551 e si ritirò quindi a Nervesa,  un paese del trevigiano più precisamente nell'abbazia di Sant'Eustachio, dove scrisse il famoso libro Il Galateo overo de' costumi, così chiamato perché dedicato a monsignor Galeazzo Florimonte, vescovo di Sessa che lo aveva ispirato.



Il testo si richiama ai dettami rinascimentali e propone una serie di consigli e regole tali da consentire una vita armonica e semplice. Qui scrisse anche il Carminum Liber.
Papa Paolo IV lo richiamò a Roma come di stato vaticano. Senza aver ottenuto di diventare cardinale (forse a causa degli scritti licenziosi della gioventù), morì a Roma nel 1556.

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