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Il Soave Superiore, un vino che è pura poesia

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei tesori enologici del territorio veneto. Oggi parliamo del Soave Superiore, vino bianco prodotto in provincia di Verona la cui D.O.C.G. è stata istituita nell’anno 2001.

 
Massima espressione del vitigno Garganega, il Soave Superiore D.O.C.G. viene prodotto nella zona che interessa i comuni di Soave, Monteforte d’Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Caldiero, Ilasi e Lavagno, da vitigni Garganega per almeno il 70%, al quale concorrono uve Trebbiano di Soave, Pinot Bianco e Chardonnay, più altre uve non aromatiche provenienti da vitigni a bacca bianca autorizzati e raccomandati per la provincia di Verona.





Il Soave Superiore è un vino brillante di grande freschezza e di facile beva, ha un colore giallo paglierino e un profumo caratteristico e floreale, con piacevoli sentori di fiori bianchi e mandorla e un sapore pieno e delicatamente amarognolo, con le tipiche sensazioni di vaniglia che troviamo nei vini maturati in legno.
Affascinante e tuttora incerta è la storia del nome di questo vino che, secondo la tradizione, si rifà addirittura al sommo poeta Dante Alighieri, grande amico di Cangrande della Scala, signore di Verona, che avrebbe definito la cittadina “soave”, alla luce del buon vino locale e dell’ospitalità degli abitanti del luogo.
Antichissime sono, ad ogni modo, le testimonianze sulla qualità di questo vino, tanto che possiamo risalire fino al V secolo d.C., quando Cassiodoro ne tesseva le lodi, raccomandandolo all’imperatore Teodorico quale vino che “riluce come lattea bevanda, di chiara purità […], di gioviale candidezza e di soavità incredibile”.
Il Soave è stato uno fra i vini prediletti da Gabriele D’Annunzio e iniziò a conquistare fama e prestigio agli inizi del Novecento, quando le maggiori case enologiche veronesi iniziarono a promuovere i loro prodotti sui mercati nazionali ed internazionali.
Il 1926 è l’anno che vide l’istituzione del Consorzio per la Difesa del Vino Tipico Soave, e del 1931 è il riconoscimento della prima zona delimitata per la produzione del Vino Tipico Soave, fino a giungere all’ottenimento della D.O.C., nel 1968, e della conseguente D.O.C.G., come già detto, nel 2001.




Eccellente come aperitivo e come vino da tutto pasto, il Soave ben si presta ad esaltare i sapori e i profumi dei prodotti tipici del territorio, come la minestra di verdure, di fagioli, il pamojo o la panà e i risi e bisi, la soppressa di Verona, il prosciutto di Soave, il formaggio Monte Veronese D.O.P., ma anche la pasta fatta in casa, gli asparagi, le carni bianche e, sopra ogni altra pietanza, il pesce. Frutti di mare e crostacei, latterini, sogliole e salmoni si sposano in maniera sublime con la delicatezza di questo vino.
Le ultime tendenze, inoltre, riservano ottime sorprese per il palato abbinando il Soave ad alcuni piatti della cucina asiatica, in particolare quella giapponese, scandinava e persino indiana.

 


di Elisa De Conti

 

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