Home>Le Rubriche>Misteri e leggende>La leggenda del "Fontasasso dea coa longa"

La leggenda del "Fontasasso dea coa longa"

La Marca Trevigiana è terra ricca di storia e di misteri, di leggende e di oscuri racconti.

Questa è la  leggenda del “Fontanasso dea Coa Longa” alle sorgenti del fiume Sile.

Il termine "Fontanasso" nel dialetto veneto sta ad indicare il luogo in cui l’acqua nasce dalla terra zampillando, formando quella “coda lunga” che è il fiume Sile, oppure secondo un'altra interpretazione, il fontanasso indicherebbe il vortice di vapor acqueo, simile a una gigantesca coda, che in occasione dei temporali usciva dalla sorgente fino a congiungersi con le nuvole che sovrastavano la palude. .

Le risorgive abbondano di storie paurose: leggende pagane e cristiane, interi villlaggi ed eserciti inghiottiti dalle polle.

Questa leggenda narra che nella seconda metà del 1600, una nobildonna della potente famiglia Cornaro stava transitando sulla sua carrozza, per dirigesi verso la villa di famiglia tra i vari ricchi possedimenti che si estendevano a tutta l’area dell’alto Sile. Questa nobildonna si chiamava Maria Vittoria, donna malvagia e avara, quanto ricchissima e arrogante

Una sera, mentre era intenta a cenare, un mendicante bussò al portone di villa Cornaro, chiedendo ospitalità per la notte e un po’ di cibo, ma naturalmente la nobildonna gli negò qualsiasi sostegno, trattandolo in malomodo

Il mendicante la maledisse la nobildonna, promettendogli che avrebbe pagato cara la sua cattiveria e la sua avarizia.

Il giorno successivo secondo la leggenda, avvenne l'episodio che la condannò, quando la potente donna transitando con la sua carrozza nei pressi di un “fontanazzo” incontrò sul suo cammino un sacerdote che con due chiricheti era intento a portare la comunione ad un moribondo. Il procedere del sacerdote rallentò la corsa della carrozza che fu costretta a fermarsi.

Ma donna arrogante e sprezzante ordinò al cocchiere di procedere ugualmente,  sporgendosi e schiaffeggiando i tre che intralciavano il suo cammino. Il prete perdendo l’equilibrio perse l’ostia benedetta che cadde a terra, nel fango.  Improvvisamente la terrà si aprì, inghiottendo la malcapitata con la carrozza, solamente il cocchiere si salvò, e dal buco nel terreno che aveva inghiottito la carrozza con la padrona, vide uscire una cagna brutta e spelacchiata, che al collo portava una collana di perle:

Il cocchiere riconobbe nell'animale  che indossava la collana, la sua padrona, che era solita portare spesso collane di perle per sfoggiare la sua ricchezza.

Da allora la cagna, detta la “Cornara”, continuò a vagare nelle notti secolo dopo secolo, e ancora oggi chi si reca a passeggiare vicino al fontanasso dea coa longa, avverte in lontananza i lamenti di un cane che abbaia furiosamente, anche se, per quanto scruti nel folto dei canneti e dei rovi che ricoprono l’acqua, non vedrà alcun ani male all’orizzonte… 

 

Meteo Veneto

I nostri prodotti