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I nizioleti

I toponimi di Venezia sono scritti su insegne chiamate in dialetto nizioletti (piccole lenzuola). Differentemente dalle solite indicazioni stradali, i nomi di strade, calli, piazze e ponti non sono scritti su cartelli ma sono veri e propri affreschi,  dipinti a mano direttamente sugli intonaci e sui muri delle case, entro un rettangolo di colore bianco circondato da un riquadro (da cui il nome). Le scritte vengono realizzate usando apposite forme a stampo metallico per lettere, numeri e frecce.

Oltre ad avere una funzione d’orientamento spesso nascondono aneddoti sospesi tra leggenda e realtà ed episodi storici che, alla maggior parte delle persone in visita, solitamente sfuggono. Ne ricordiamo qualcuno: 

Sotoportego del Casin dei Nobili – (Sestiere di Dorsoduro). Un tempo sede di una sala da gioco aperta solo ai nobili, in cui le cortigiane si prostituivano. 
Ponte delle Maravegie – (Sestiere di Dorsoduro) La leggenda narra di una famiglia dove vivevano sette sorelle di straordinaria bellezza. 
Riva dei Sette Martiri – (Sestiere di Castello). Nel 1944 il comando tedesco per  rappresaglia fucilò sette uomini prelevati nel carcere di Santa Maria Maggiore. 
Ponte delle Tette- (Sestiere di San Polo). Ai tempi della Repubblica di Venezia, tutta la zona costituiva un vero e proprio quartiere a "luci rosse" in cui abbondavano le case di tolleranza e una di queste si trovava proprio sopra al ponte delle Tette. Le prostitute, affacciandosi alle finestre in direzione del ponte sottostante, erano use allettare i passanti mostrando i seni scoperti: da qui ha origine questa singolare toponomastica.



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