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Il Carnevale di Venezia: la baùta…

19 gennaio 2016


Fin dai tempi antichi oggetti carichi di fascino e mistero, le maschere sono indiscutibilmente uno dei più celebri simboli di Venezia e, tra esse, la più famosa è senza dubbio la baùta.

Secondo la tradizione, le prime maschere in tela cerata, anche dette ‘larve’ o ‘volti’, furono portate nel 1204 da Costantinopoli dal Doge Enrico Dandolo, rimasto affascinato dall’immagine delle donne che lì vide passeggiare con il volto protetto da una pezzuola di velluto forata agli occhi.
Le prime notizie certe risalgono al 10 aprile 1436, data che portano alcuni documenti ratificati dai Giustizieri Vecchi della Corporazione dell’Arte dei Dipintori  che riconoscono ufficialmente, con uno statuto proprio, la professione dei maschereri o mascareri.
Col passare degli anni tale professione si è evoluta, arrivando a proporre articoli sempre più raffinati, ed è proprio dalle abili mani dei mascareri che è nata anche la baùta.






La baùta ha conosciuto il suo massimo successo tra il XVII e il XVIII secolo, era indossata da uomini e donne di ogni ceto e condizione e veniva utilizzata in ogni periodo dell’anno (era infatti la maschera che aveva il maggior permesso di vagare per calli e campi, anche nei giorni di San Marco e dell’Ascensione, per l’elezione di dogi e procuratori, quando tutte le altre maschere erano invece bandite).
Più che una maschera, era un ‘abito d’uso’, come lo ha definito il Lorenzetti, normalmente indossata per recarsi a teatro, nei caffè, alle case da gioco, a cene, balli e ricevimenti importanti, anche nei periodi al di fuori del Carnevale.
La baùta si compone di mantello nero, maschera (‘larva’) a forma di becco nella parte inferiore e cappello a tricorno e permette un completo e totale anonimato, motivo per cui, da sempre, è il simbolo assoluto della libertà d’espressione.
Il mantelletto può essere di seta, velluto o merletto, mentre la maschera di seta, velluto o cartone e dipinta di bianco o nero: materiali differenti, dunque, a seconda di chi acquistasse il costume.

Per quanto riguarda l’etimologia, le ipotesi sull’origine del termine baùta sono molto varie: il Tramater lo fa derivare dal verbo tedesco behüten, che significa proteggere, preservare, difendere, mentre l’Accademia della Crusca fa riferimento al termine ‘bacucco’ o ‘baucco’. Per alcuni, il termine è da far risalire, facendo fede alla spiegazione fornita dal Tommaseo, alla voce ‘bau’, in riferimento alla maschera usata per impaurire i bambini, e altri ancora citano la vicina voce piemontese ‘bavèra’, che indica la maschera per il viso.














di Elisa De Conti

 

 

 

 



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