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San Servolo, l’isola “versatile”

San Servolo è un’isola della Laguna di Venezia collocata all’incrocio tra tre canali, dell’Orfano, di San Niccolò e del Lazzaretto, e la caratterizza la sua storia ricca di avvenimenti e cambiamenti, che l’hanno portata a diventare sede di due conventi benedettini, di un ospedale militare, di un manicomio ed infine, ai giorni nostri, centro di produzione culturale.

I primi insediamenti nell’isola risalgono all’anno 600 d.C., con l’arrivo di un gruppo di monaci benedettini rifugiati dopo essere stati cacciati dai Franchi dal loro monastero di Santo Stefano d’Altino.
Successivamente all’edificazione di questo primo convento e della Chiesa di Sant’Ilario, all’inizio del XII secolo, giunsero all’isola le Monache Benedettine in fuga dalla città di Malamocco in rovina.
Le monache furono presenti a San Servolo per oltre 500 anni, mentre i monaci la lasciarono intorno al 1100 per spostarsi nell’Isola di Murano.

Fu con la guerra di Candia che San Servolo si trasformò in ospedale militare, come conseguenza della necessità della Serenissima di gestire i problemi di salute causati dalle battaglie. Le monache furono allontanate intorno al 1700, e venne istituito l’”ospedale delle milizie”, con l’assistenza dei Frati Ospitalieri di San Giovanni di Dio, poi Fate Bene Fratelli.

Precisamente dieci anni dopo l’istituzione dell’ospedale militare, vi venne ricoverato Messer Stefani “come pazzo”, fatto che costituì una novità rispetto alla tradizione, che voleva i pazzi isolati in “fusta”, una nave senza albero calata in laguna dove i galeotti imparavano a remare nella miseria e nella malattia.
Il ricovero di questo folle benestante delineò un diverso trattamento tra malati mentali paganti e non, e l’inizio di una difficile convivenza tra tra pazienti psichiatrici e militari, convivenza che ebbe fine nel 1809, quando l’ospedale militare venne trasferito in città nel convento dei Santi Giovanni e Paolo.
Ecco come San Servolo divenne una sorta di “isola manicomio”, con pazienti di tutte le estrazioni sociali e provenienti da Venezia come da tutte le altre province venete, dal Tirolo e dalla Dalmazia.  Essi erano classificati in tre categorie: maniaci, imbecilli e dementi.
Col passare degli anni, la pazzia venne sempre più considerata a livello medico vero e proprio, e trattata come tale, e dei medici specializzati presero il posto dei frati. Solo intorno al 1940 tale materia venne valutata con approccio psicoterapeutico ed il malato non più oggetto di cura ma di custodia.
Con la legge del medico veneziano Franco Basaglia del 1978 vennero definitivamente chiusi gli ospedali psichiatrici.

Ad oggi, l’isola di San Servolo è stata riqualificata e ristrutturata, con l’istituzione della Fondazione San Servolo IRSESC- Istituto per le Ricerche e Studi sull’Emarginazione Sociale e Culturale, che ha il compito di salvaguardare e catalogare il patrimonio archivistico dei manicomi veneziani.
I punti caratteristici da visitare sono il Museo del Manicomio, con reperti dell’ospedale psichiatrico, il parco, con alberi antichi di varie parti del mondo, la chiesa, la spezieria e la biblioteca con volumi di argomenti medico e psichiatrico, e gli enti operanti nell’isola sono la Venice International University, l’Accademia di Belle Arti di Venezia, la Fondazione Franca e Franco Basaglia e la San Servolo Servizi.

 

Un’isola di cultura e di pensiero, che ospita convegni, seminari, eventi pubblici e privati.

 

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