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8 marzo, Festa della Donna: storia di un essere battagliero

“Essere donna è così affascinante. È un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai.”


Aveva ragione Oriana Fallaci. E ce lo confermano secoli di storia durante i quali le donne hanno raggiunto importanti conquiste sociali, politiche ed economiche.

E ogni anno la giornata dell’8 marzo ci ricorda proprio questo: di non dare per scontato che diritti e possibilità che oggi hanno le donne siano sempre stati una cosa ovvia, di non dare per scontato che la realizzazione professionale sia sempre stata una possibilità per il genere femminile, semplicemente di non dare per scontato che le donne abbiano sempre potuto scegliere cosa fare della loro vita e, soprattutto, di non dimenticare che ancora oggi, nel 2017, la condizione di parità in molti paesi del mondo è cosa molto lontana dalla realtà. 
Per scoprire l’origine di questa ricorrenza dobbiamo andare indietro nel tempo, ai primi anni del Novecento, periodo in cui iniziò ad alzare sempre più prepotentemente la voce il movimento di emancipazione femminile delle suffragette, nato per ottenere il diritto di voto per le donne (dal termine, appunto, ‘suffragio’).
Conseguentemente alla fondazione, avvenuta nel 1903 ad opera di Emmeline Pankhurst, dell’Unione Sociale e Politica delle Donne, la questione femminile iniziò a farsi largo spazio nel contesto dell’impegno dei partiti socialisti, sempre più coinvolti nella lotta per l’introduzione del suffragio universale delle donne.
Scorrendo le pagine della storia, dalla Conferenza Internazionale delle donne socialiste del 1903 al Woman’s Day, conferenza del Partito Socialista tenutasi a Chicago nel 1908, alla quale tutte le donne erano invitate, arriviamo al 28 febbraio 1909, prima ufficiale giornata delle donne celebratasi negli Stati Uniti, che negli anni seguenti continuò ad essere festeggiata l’ultima domenica di febbraio, mentre in alcuni paesi europei iniziò ad essere celebrata il 19 marzo del 1911, in memoria del 19 marzo 1848 quando, durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette riconoscere la potenza del popolo armato, promettendo il riconoscimento del diritto di voto alle donne.
La Grande Guerra interruppe temporaneamente il tumulto della questione femminile fino a che, a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917 le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra e che portò alle successive sommosse, che a loro volta portarono al crollo dello zarismo. La giornata dell’8 marzo di quell’anno rimase nella storia come incipit della Rivoluzione Russa di Febbraio, e nel 1921 venne ufficialmente fissata come ‘Giornata Internazionale dell’Operaia’.
In Italia, la Giornata Internazionale della Donna si tenne per la prima volta, per volontà del Partito Comunista, nel 1922, e nel 1944 a Roma nacque l’Unione Donne in Italia, grazie alla quale si celebrò nuovamente la Giornata della Donna nelle zone dell’Italia libera l’8 marzo 1945.
L’8 marzo 1946, a guerra finita, la festività si celebrò in tutta Italia e, per la prima volta, fu associata a quello che oggi è il suo fiore simbolico, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo.
La data dell’8 marzo venne ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite come giornata dedicata alla donna nel 1975 e, due anni dopo, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una ‘Giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale’, a riconoscimento del ruolo della donna negli sforzi di pace e dell’urgenza di porre fine ad ogni tipo di discriminazione.

Talvolta strumentalizzata a fini commerciali e, purtroppo, portata ridicolmente all’estremo da molte associazioni femministe, la Festa della Donna nasce per ricordare e celebrare l’enorme forza delle donne che, in passato, hanno lottato per arrivare alla condizione di parità di diritti di cui noi oggi godiamo, senza dimenticare che parità non significa essere uguali agli uomini. Perché ciò che ci rende speciali, che rende speciale ogni sesso, come ogni razza, ogni religione, ogni cultura, è proprio la diversità.

 

 

 

 

TESTO Elisa De Conti

 




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