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A Padova, un museo speciale dedicato al Precinema

A Padova, e più precisamente a Palazzo Angeli, in Prato della Valle, dal 1998 c’è un posto speciale dedicato alla storia del Precinema.

E’ del Museo del Precinema che parliamo, spazio espositivo consistente nella Collezione Minici Zotti, raccolta dall’esperta “lanternista”, nonché Direttrice del Museo, Laura Minici Zotti.
Veneziana, classe 1935, Laura Minici Zotti ha intrapreso la carriera di lanternista negli anni Settanta, dopo un esordio astrattista ed in seguito al ritrovamento di una lanterna magica nella soffitta della propria casa veneziana. Quel momento è stato l’inizio di una fantastica avventura nel mondo dell’intrattenimento precinematografico, avventura che si concretizza oggi in una delle poche collezioni riconosciute a livello internazionale per importanza e valore del materiale raccolto.

La collezione di Palazzo Angeli, comprendente una serie di immagini e macchinari per la loro visione e proiezione che videro una grande diffusione in tutta Europa, e anche oltreoceano, dal XVIII secolo in avanti, figurando come supporto nella maggior parte degli spettacoli, sia pubblici che privati, è unica nel panorama italiano e mondiale e concentra al suo interno i principi delle visioni del Precinema, principi che sono gli stessi che oggi ritroviamo nei cartoni animati o nelle immagini che offrono l’illusione della tridimensionalità.
Dai vetri dipinti a mano risalenti ad un arco di tempo che va dal XVIII al XX secolo alle incisioni riportate su vetro e fotografie colorate a mano, dalla sezione dedicata alla fotografia, con le immagini inserite nel megaletoscopio del 1864 ideato dal fotografo veneziano Carlo Ponti, agli stereoscopi d’epoca portatili e a colonna, corredati di immagini fotografiche che appaiono tridimensionali, tra i quali spicca la rappresentazione del Prato della Valle visto a 360° in £D. E ancora spazi dedicati alla tecnica dell’anaglifo, antiche macchine fotografiche, la ricostruzione della camera oscura del Canaletto, giochi ottici, antichi strumenti musicali utilizzati per le rappresentazioni e un teatro di ombre javanesi di fine XIX secolo.
Non manca, inoltre, la possibilità di interazione: lungo il percorso espositivo è possibile trovare delle ricostruzioni fedeli degli apparecchi con cui è possibile provare in prima persona queste esperienze visive.
Uno spazio magico, quasi una Wunderkammer questo Museo dedicato alla storia delle immagini e degli spettacoli che hanno portato alla nascita di quello che oggi chiamiamo grande schermo.
Dalla fotografia al cinema. Perché, diceva Godard, la fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo”.

 

 

di Elisa De Conti

 

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