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“Chi la fa, l’aspetti!”, ovvero storia del Sior Toni Rioba

Ci troviamo a Venezia, e più precisamente in Campo dei Mori, nel Sestiere di Cannaregio, vicino alla Chiesa della Madonna dell’Orto, mentre ammiriamo le quattro statue di pietra incastonate nel muro di Palazzo Mastelli del Cammello, protagoniste di un’antica leggenda veneziana.


Secondo la tradizione, Palazzo Mastelli del Cammello (nome derivante dalla figura di un cammello sulla facciata), così come altri edifici limitrofi, venne costruito dalla famiglia dei Mastelli, giunti a Venezia nel 1113 dalla Morea (antico nome della regione del Peloponneso), per questo definiti ‘Mori’. Tre statue, due delle quali portano un turbante sul capo, rappresentano proprio i Mori, i tre fratelli Rioba, Sandi e Afani, i cui nomi sono incisi sopra le loro teste. Nel 1112 i tre fratelli, commercianti in spezie e tessuti e (non troppo onesti) uomini d’affari, fuggirono dalla Grecia a causa di dissidi politici e, una volta arrivati a Venezia, presero il nome di ‘Mastelli’ o ‘Mastella’. Secondo la tradizione, tra gli affari da essi praticati vi era anche la gestione di una banca, attraverso la quale truffarono una nobildonna veneziana molto religiosa la quale, dopo aver subito il danno, si affidò alle preghiere a Santa Maria Maddalena per ottenere giustizia.
La divina provvidenza non esitò ad impartire la lezione ai tre briganti, che vennero trasformati in statue di pietra sistemate in una nicchia di Campo dei Mori come monito a chiunque li vedesse che la giustizia divina punisce sempre gli ingiusti e i peccatori.
Delle tre statue, la più celebre è quella del Sior Rioba, sulla quale in epoca successiva era usanza appendere dei biglietti e delle scritte satiriche contro il potere delle ricche famiglie e delle autorità durante il periodo di massimo splendore di Venezia.
La quarta statua, invece, si ipotizza possa raffigurare il servitore dei tre fratelli.





Nel 1800 la statua di Rioba perse il naso, che venne subito sostituito con un naso di ferro: da allora si sviluppò la credenza secondo cui toccare il suo naso dovrebbe portare molta fortuna.
Nel 1848 il Sior Rioba diede addirittura il nome ad una testata giornalistica satirica, L’ombra de Sior Antonio Rioba, giornale che contribuì alla diffusione della sua popolarità.



di Elisa De Conti



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