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Cinque curiosità su cinque Vini Veneti

Veneto, una terra che profuma d’uva, di vino. Turisti stranieri e non, ogni anno percorrono le nostre strade, in cerca di territori e storia, di cibo e vini. Veneto, uno spazio così eterogeneo, sia nella conformazione del territorio che nel carattere dei suoi abitanti. Un paese che ha fatto la sua fortuna nella dedizione al lavoro e grazie alla passione per la vita. I Veneti, che trasformano l’uva in oro liquido. Scopriamo alcune curiosità dei nostri gioielli:

 

Dall’entroterra veneziano, la DOCG Lison


Questo territorio con paesini tipicamente medievali e cittadine ricche di testimonianze romane, vanta di una tradizione viticola risalente all’epoca romana.
Fu a partire dal IX-X secolo che in Veneto e in Friuli si affermò la coltivazione del vitigno Tocai, oggi denominato Tai in Veneto e Friulano in Friuli, a seguito della celebre diatriba fra Italia e Ungheria circa la paternità del vitigno e l’utilizzo del nome Tocai. Il Lison si abbina divinamente con piatti a base di pesce e prodotti tipici della tradizione veneta come frittate di verdura, formaggi di media stagionatura, prosciutto crudo e, in particolar modo, carni bianche e bolliti.


Piave Malanotte, massima espressione del Raboso del Piave


La DOCG Piave Malanotte, o Malanotte del Piave, è stata riconosciuta nel 2010 e prende il nome da Borgo Malanotte, borgo medievale sito nella cittadina di Tezze di Piave, in provincia di Treviso, cuore della produzione di questo vino.
Questo vino, proprio per le forti caratteristiche e per il carattere “rabioso” delle uve che ne stanno alla base, regala il suo meglio in accompagnamento a cibi altrettanto determinati, come possono esserlo piatti importanti ed impegnativi di carni rosse, di cacciagione e gustosi formaggi stagionati.

 


Il Fior d’Arancio, dolce nettare dei Colli Euganei


Un tempo considerato il classico ‘vino da donne’, il Fior d’Arancio, dolce e delicato come il suo nome, ha iniziato, col tempo, ha far emergere le sue potenzialità all’interno del panorama enologico italiano. Viene ora considerato come una tra le eccellenze vitivinicole del nostro territorio, esprimendo una dolcezza tutta nuova, accompagnata da un’intrigante acidità e da un carattere elegante e raffinato, elementi che sono il frutto del sapiente e attento lavoro dei vignaioli padovani.
Con una gradazione alcoolica intorno ai 6 gradi è ottimo come aperitivo (in versione spumante), come accompagnamento a carni bianche non troppo elaborate e, soprattutto nella versione passito, con i dolci.


Il Recioto di Gambellara, il gioiello vitivinicolo del vicentino


Il nome del vino, recioto, è riservato a questo vino e ad altri del veronese e deriva dal termine dialettale recia, con il quale si fa riferimento alla parte più alta del grappolo, meglio esposta al sole e quindi con un contenuto zuccherino più elevato.
Il Recioto di Gambellara, che esiste nelle due tipologie Classico e Spumante, è forse da far risalire al vinum passim nominato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, dove ne indicava ben diciotto metodologie di produzione. L’abbinamento più tipico nel territorio è quello con il Brasadelo, dolce secco della tradizione vicentina a forma di ciambella, al quale, ultimamente, si è unito un nuovo dolce come ottimo accompagnamento al Recioto.


Amarone della Valpolicella, il Recioto “scampà”


Sapevi che l’Amarone della Valpolicella nasce per un vero e proprio errore?
Esso, infatti, ebbe origine da una distratta ed involontaria evoluzione del Recioto della Valpolicella, vino dolce tra i più antichi della nostra storia vitivinicola, che già Cassiodoro, ministro di Teodorico, re dei Visigoti, nel IV secolo d.C. descriveva in una lettera, facendo riferimento ad un vino ottenuto con una speciale tecnica d’appassimento delle uve. Secondo la tradizione, la denominazione di Amarone per indicare il Recioto Amaro, o Recioto Secco, nasce nella primavera del 1936 nella Cantina Sociale Valpolicella, ad Arbizzano di Valpolicella, ad opera del capocantina Adelino Lucchese che, grazie al fortunato ritrovamento di una botte di Recioto dimenticata in cantina e spillando il Recioto “scampà” dal fusto di fermentazione, esclamò con grande ed entusiastica sorpresa: “Questo non è un Amaro, è un Amarone!”.

 

 

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