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Dove dormono i Mastini

I signori di Verona fecero delle proprie tombe un simbolo di potenza e di nobiltà, erigendo i monumenti funebri più sontuosi d'Italia.


Verona, siamo negli anni delle lotte tra guelfi e ghibellini, in una città che per posizione (il primo grande centro valicate le Alpi per chi scendeva dai paesi tedeschi) era fondamentale per il Sacro Romano Impero ma allo stesso tempo una delle zone più turbolenti.

Dobbiamo tener conto di questo scenario per comprendere il senso di alcune delle più inusuali e sorprendenti architetture dell'intero Medioevo. Non cattedrali, né castelli o palazzi, ma tombe. Anzi arche: le Arche Scaligere. Parola di origine latina che significa proteggere, l'arca è in genere una cassa che custodisce qualcosa di prezioso. Ma nelle arche Scaligere ad essere preziosi sono i monumenti che racchiudono le sepolture: vere magnificenze scolpite nella pietra e sorvegliate da statue di cavalieri bardati a guerra. Le tre arche veronesi sono i sarcofagi monumentali più belli del Medioevo, in essi giacciono i signori della città, quei della Scala (o Scaligeri) che fecero grande Verona, governandola dal 1262 al 1387.

La stirpe del Mastino

La dinastia dei della Scala scese in politica all'epoca dei comuni. Il primo grande protagonista fu Mastino I il quale pacificò la città conservando la tradizionale fedeltà all'imperatore ma senza inimicarsi il clero. Nel 1227 venne ucciso a tradimento in una faida tra famiglie. La vendetta del fratello Alberto fu spietata: lo stesso giorno della decapitazione dei colpevoli, egli venne eletto capitano, nonché rettore dei gastaldioni dei Mestieri e del popolo di Verona. Concentrò su di lui tutte le più alte cariche della città trasformando Verona in una signoria.

Quando Alberto morì nel 1301 il potere passò ai tre figli e la famiglia si trasferì nella contrada di Santa Maria Antiqua. L'omonima chiesa longobarda fu trasformata in cappella palatina e il cimitero divenne un mausoleo privato. A quest'epoca, il XIV, risale la sontuosa recinzione in ferro battuto, decorata con i motivi della scala.

Sempre in questo periodo di decise di di recuperare la sepoltura di Mastino I inserendolo nel sarcofago con lo stemma della famiglia Nogarola, datato 1210.

Chi decise di trasformare le sepolture in veri e propri monumenti fu però Mastino II, che nel 1329, dovette far fronte all'inattesa morte del di Cangrande I. Costui si era disteso per riposare dopo la vittoriosa battaglia per la conquista di Treviso e non si risvegliò più. Il fatto fu letto come un presagio nefasto così Mastino II decise di ribaltarne il significato inquadrandola come un disegno provvidenziale che avrebbe dato maggior lustro alla famiglia e così fu, rendendoli signori di Verona, Padova, Vicenza, Treviso, Belluno, Brescia, Cividale del Friuli, Parma e Lucca.

L'idea del cimitero familiare monumentale si fece strada lentamente. Le tombe ripercorrono le gesta e la storia della dinastia, elogiano la casata e le gesta che la portarono ad essere per 125 anni alla guida della città di Verona e non solo.

Si tratta di un monumento talmente maestoso che rivaleggiava in bellezza con i più alti esempi di gotico latino. Tanto che nel 1870 l'artista tedesco Heinrich Taine lo paragonò per magnificenza al Duomo di Milano e alla Basilica di Assisi.


Fonte:
Medioevo misterioso


 

 

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