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I Pozzi di Venezia

“Marin SANUDO” - il giovane - (celebre Storico e Diarista Veneziano - 1460/1516) scriveva che:

"Venezia è in acqua et non ha acqua"

VENEZIA ” - straordinaria città costruita dove nessun popolo ragionevolmente l’avrebbe edificata, aveva fin dalla Sua nascita, un grosso problema: l’approvvigionamento idrico.

Probabilmente i primi abitanti della Laguna avranno sfruttato con scavi e rudimentali trivellazioni le falde acquifere che si trovavano in prossimità dei lidi (si ha notizie di antichi pozzi scavati al LIDOS.ERASMO, PELLESTRINA, CAORLE, JESOLO).

Ma con il trasferimento del Governo Veneziano nelle isole Realtine (811 d.C.), l’approvvigionamento idrico divenne prioritario. L’ingegno dei Veneziani risorse il problema costruendo quei Pozzi di cui rimangono i ricordi nei campi, campielli e in alcuni palazzi: le antiche vere da pozzo (spesso autentiche opere d’Arte). Notizie dell’esistenza dei pozzi a VENEZIA si riscontra in documenti ufficiali fin dall’ XI° secolo, ma è ovvio pensare che alcuni pozzi siano stati costruiti fin dai primi insediamenti nelle isole Realtine.

I Pozzi Veneziani potevano intendersi sia come cisterne, perché non venivano alimentati da falde freatiche e venivano riforniti d’acqua nei periodi di siccità dagli “ACQUAROLI” (Arte o Associazione che aveva l’incarico di trasportare con grossi “burchi” l’acqua dalla “SERIOLA” canale non navigabile derivato “dalla BRENTA” da “FUSINA - MORANZANI” fino ai Pozzi della città), sia come Pozzi veri e propri perché venivano alimentati da acqua piovana filtrata da uno strato di sabbia come avviene in natura. Era la costruzione dei Pozzi una tecnica raffinata che permetteva una perfetta raccolta e depurazione dell’acqua piovana.

Uso dei POZZI

I Pozzi pubblici venivano aperti alla popolazione due volte al giorno al suono dell’apposita campana dai “CAPI CONTRADA” che ne custodivano le chiavi (per evitare sprechi e inquinamenti).

I CAPI CONTRADA avevano l’incarico di controllare l’igiene dell’acqua e di segnalare il fabbisogno per il rifornimento. Controllo che veniva esercitato anche dai “PIOVANI” delle Chiese vicine. La pulizia era eseguita dai “FACCHINI degli stazi” che provvedevano tempestivamente all’otturazione dei fori delle “Pilele” (lastre calcaree di arenaria forate, dove veniva convogliata l’acqua piovana che veniva raccolta nella cisterna) con creta, in previsione di acque alte, per evitare l’inquinamento dell’acqua.

La costruzione dei Pozzi

I Pozzi venivano costruiti dai “POZZIERI” - un’Arte (o mestiere) esercitato e tramandato di padre in figlio da poche persone che formavano un “Colonnello” (o sottogruppo) dell’Arte dei “MURERI” (Arte che nel 1773 era composta da 18 Capi Maestro e da 8 figli di Capi Maestro)
I “POZZIERI” dipendevano dai “PROVVEDITORI de COMUN”.

Le condizioni geologiche della Laguna Veneta permettevano di costruire pozzi naturali solo in prossimità dei lidi. Quando per necessità difensive le popolazioni si trasferirono nelle isole REALTINE (811), il terreno (barene) non permetteva analoghe strutture. La soluzione - i Pozzi alla Veneziana - fu quella di ripetere artificialmente quanto avveniva in natura.

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