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“In mancanza de gàmbari, anca ‘e sate xe bone!”

Questo proverbio popolare del veneziano utilizza una metafora presa in prestito dal mondo dell’ittica per descrivere precisi contesti e situazioni che, volendo fare un confronto, possono essere comparati alla celebre storia della volpe e l’uva.


Il detto “In mancanza de gàmbari, anca ‘è sate xe bone!” si utilizza, infatti, in riferimento a coloro i quali ostentano gusti e preferenze di un certo livello, ben oltre le loro possibilità, che poi, al primo futile motivo, non perseguono, accontentandosi semplicemente di una seconda, terza, quarta scelta.
Per fare qualche rapido esempio: un uomo che aspira a trovare una compagna di una bellezza strabiliante e poi si accontenta di una ragazza addirittura bruttina, o che aspira ad andare fuori a cena nei ristoranti più lussuosi, per poi finire a mangiarsi un cheeseburger da McDonald’s, o ancora una ragazza che si riempie la bocca di grandi firme dei migliori stilisti descrivendo il suo abbigliamento ideale, e finisce per andare a rifarsi il guardaroba in un modestissimo negozio low cost.
Questo modo di dire dall’ironia tipicamente veneziana punta il dito, quindi, verso tutti coloro che non riescono a non ingigantire le cose più del dovuto, peccando quasi di arroganza, per ritrovarsi poi spessissimo di fronte a una realtà che è ben più modesta e coprendosi così di ridicolo.

L’azzeccatissima immagine qui utilizzata è quella dei gamberi, crostaceo tra i più prelibati: non potendo mangiare gli ambiti gamberi, si è costretti ad accontentarsi delle “sate” (le zampe”) che, seppur gustose, sono praticamente vuote e senza polpa.

 


di Elisa De Conti


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