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L'anima immortale di Shakespeare

"Essere o non essere" è probabilmente una delle frasi più celebri della letteratura di tutti i tempi e qualcuno forse non ricorda nemmeno che è pronunciata dal "pallido prence danese, che parla solo e veste di nero, che si diverte nelle contese, che per diporto va al cimitero", come recitava a inizio '900 il comico Ettore Petrolini a proposito dell'Amleto di Shakespeare.

 

 

Quattrocento anni fa – il 23 aprile 1616 – moriva William Shakespeare, poeta, attore, ma soprattutto drammaturgo inglese.

 

Era di Stratford-upon-Avon, questo lo sappiamo, mentre è impossibile affermare con certezza quale fu il giorno di aprile del 1564 in cui nacque. All’epoca non si teneva molto in considerazione il momento della nascita, mentre veniva registrato quello del battesimo. Solitamente la cerimonia avveniva il terzo giorno dopo il parto: sulla base di queste informazioni e di altri documenti, la maggior parte degli storici ipotizza che Shakespeare fosse nato il 23 aprile del 1564, in un periodo piuttosto turbolento per l’Inghilterra da poco convertita al protestantesimo dalla regina Elisabetta I. Per i cattolici, come lo erano stati i genitori di Shakespeare, tirava una brutta aria, e le tensioni tra la vecchia e la nuova religione riaffiorano spesso nelle opere shakespeariane. Il padre era un mercante e conciatore, divenuto poi membro del consiglio di Stratford e in seguito ufficiale giudiziario, prima di finire in disgrazia per cause non note cui seguì un periodo di nuove fortune grazie ai successi del figlio.

 

Su di lui si sa poco, tanto che sono fiorite varie leggende e supposizioni, compresa quella che non sia mai esistito e fosse solo lo pseudonimo di altri, ma questo non cambia il fatto che i suoi 37 testi teatrali, tragedie e commedie, da quattro secoli continuamente rappresentati in tutto il mondo, siano una delle espressioni più alte dell'arte occidentale.

 

Ciò si deve alla loro capacità di indagare il cuore e l'animo umano, i sospiri d'amore come la crudeltà, il desiderio assoluto di potere come l'incertezza e l'introspezione esistenziale, che in esse ancora possiamo riconoscerci, tanto che un critico come Jan Kott ha intitolato un suo importante saggio 'Shakespeare nostro contemporaneo'. La modernità di Shakespeare non è solo nella capacità di rivelarci le più diverse psicologie, ma anche, da teatrante che lavora sul vero attraverso la finzione, nel mostrarci il confine spesso labile tra vita e sogno.

 

Per molti motivi studiosi, critici, uomini comuni ritengono che Shakespeare non avrà mai eguali: 

L’attualità della sua arte: Shakespeare è uno scrittore calato nel suo tempo ma che lo prescinde. Le sue tragedie sono eterne, sollevano questioni che riguardano l’uomo fin dalla notte dei tempi e sempre lo riguarderanno. I luoghi dei suoi scritti fanno viaggiare la mente. Basti pensare a Giulietta e Romeo, a Verona. 

 La varietà tematica e la sua ecletticità. Le sue frasi, rimaste nella storia e diventate ossessioni per gli adolescenti. 

Tra i mille meriti di William Shakespeare c’è anche il suo contributo fondamentale nel dare forma all’inglese contemporaneo: creò centinaia di nuove parole e non c’è un solo suo verso che non sia stato analizzato, commentato e ripreso negli ultimi quattro secoli.

 

 

Sono passati 400 anni dalla morte di Shakespeare, ma c’è chi giura di vederlo ancora passeggiare nell’ombra dei teatri piangendo e ridendo, gridando, facendo innamorare uomini e donne delle sue parole..

 

 

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