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La Grande Guerra nelle Grave di Papadopoli e dintorni

Zona insulare lambita dal fiume Piave e compresa nei comuni di Maserada, Cimadolmo e Spresiano, il territorio delle Grave di Papadopoli si è formato nel 1882 a seguito di un’alluvione che suddivise il corso del fiume in due rami ed è attualmente coltivato a vigneti.


Le Grave, terra di nessuno

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, dopo la disfatta di Caporetto e il conseguente arrivo dell’esercito austriaco sul Piave, venne considerato ‘terra di nessuno’, un lembo di terra neutrale che ricopriva la funzione di cuscinetto tra i due fronti nemici, quello italiano da una parte e quello austriaco dall’altra.

Fu al quasi sopraggiungere dell’estate dell’ultimo anno di guerra, il 15 giugno del 1918, che gli Austriaci attaccarono e superarono il territorio che, fino a quel momento, si era caratterizzato come striscia neutrale. Gli italiani, che avevano disposto una mitragliatrice ogni 500 metri, furono sommersi dalle granate nemiche e si ritirarono verso Maserada, a circa due chilometri dal Piave, su una seconda linea preventivamente organizzata, per poi riprendere le posizioni di partenza quando l’attacco austriaco si esaurì, andando a decretare la vittoria italiana sul nemico con quella che, con le parole di Gabriele d’Annunzio, passò alla storia come la Battaglia del Solstizio. La vittoria italiana si rinnovò, poi, in maniera decisiva nell’ottobre dello stesso anno, quando le truppe italiane della VIII Armata, sostenute da rinforzi inglesi, superarono d’impeto le grave e, nonostante il Piave in piena avesse travolto diverse passerelle usate per il passaggio, avanzarono oltre il fiume sbaragliando le truppe austriache e andando a provocare il totale sfondamento del fronte austriaco, ed insieme ad esso il collasso dell’Austria e la fine dell’Impero Austro-Ungarico.


'Memorie sofferte' della Marca Trevigiana: l'omaggio di Cinzia Zanardo a nonna Elisa

Buona parte della Marca Trevigiana porta i segni del primo conflitto mondiale, segni e cicatrici che tutti coloro che non l’hanno vissuta in prima persona possono comunque toccare con mano attraverso il territorio e le persone che, invece, quella guerra l’hanno provata sulla propria pelle.
Guerra che riguardò in prima persona generali, capi di Stato, reggimenti e plotoni, ma soprattutto guerra che toccò uomini, donne, bambini, intere famiglie che, senza armi alla mano, furono costretti a subire passivamente ogni aspetto cruento del conflitto, vedendo stravolte le proprie vite e le proprie quotidianità.

Anche la vita di Elisa, all’epoca quattordicenne, e dei suoi fratelli più piccoli, tutti abitanti di Visnà di Vazzola, non lontano dalle Grave di Papadopoli e vicino al fiume Monticano, fu stravolta dagli eventi bellici.
Elisa Fagnol Zanardo
il racconto di questi stravolgimenti lo ha affidato alle pagine del suo diario, amico fidato di una ragazzina al quale, in quegli anni di guerra, ha raccontato il terrore e la devastazione, il dolore di un’adolescente e della sua famiglia così che non andasse dimenticato.

 



Quaderno di scuola di Elisa Fagnol Zanardo, custode delle sue parole di ragazza durante la Prima Guerra Mondiale.

 

“Una Memoria Sofferta – cronaca della paura e della vittoria” nasce come desiderio di riscatto di Elisa, che abitava proprio in piazza a Visnà, vicino alla chiesa, privilegiato punto di osservazione del movimento dei soldati, di quell’esercito nemico che aveva occupato anche la sua casa, il laboratorio magazzino di legname di famiglia, relegandone i proprietari in due sole stanze. Da questo desiderio, e dalla curiosità di una bambina di sei anni, Cinzia, che una sera, a cinquant’anni dalla conclusione del conflitto, chiede a nonna Elisa di raccontarle una fiaba. La nonna in quel momento sente che Cinzia è pronta a sentire, oltre alle fiabe, anche le storie, quelle vere. La Storia, quella che, partendo dal vissuto dei singoli individui, diventa storia dell’umanità, delle gioie come delle sofferenze.
Dal libro, pubblicato a cura di Cinzia Zanardo, la bambina affamata di fiabe, con prefazione di Mario Bernardi, è stato tratto anche il Reading “Una Memoria Sofferta – Salvate la Gioventù”, integrato dalla proiezione di un ricco apparato fotografico, preziosa testimonianza degli effetti della guerra nei nostri territori.
La nipote Cinzia raccoglie l’eredità delle parole di nonna Elisa e dà voce a quelle pagine intrise di dolore, smarrimento, disperazione, riflessioni di un’adolescente che si ritrova a vivere sulla propria pelle quella cosa più grande di lei, quella cosa che fa paura solo a sentirne parlare, quella cosa, la guerra, che lei che ha vissuto vuole condividere col mondo, regalandoci la possibilità di non dimenticare.



Cinzia Zanardo nel corso di una rappresentazione del suo Reading. 



di Elisa De Conti

 

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