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La leggenda di Sant’Elena

Sant’Elena è il quartiere più orientale del centro storico di Venezia e con questa denominazione, con la quale un tempo si indicava solamente l’isolotto dove sorge la Chiesa di Sant’Elena (che da secoli custodisce le reliquie della santa, madre di Costantino), si identificano anche le due isole su cui sorge il sobborgo.
Sant’Elena è, in sostanza, la coda di quel pesce che le isole che compongono la città di Venezia formano se le si guarda dall’alto. La zona, formata da due isole, è adiacente al sestiere di Castello, ma ha una numerazione del tutto propria che non segue quella del resto del quartiere ed è indipendente per ciascuna calle.

Secondo la leggenda, la nave che trasportava da Costantinopoli le spoglie della santa andò ad arenarsi sulle secche vicino all’isola di Olivolo, nella zona di S. Pietro di Castello. Nonostante gli sforzi compiuti dall’equipaggio per disincagliare la nave, non ci fu verso di muoverla di un solo millimetro. Venne così deciso di scaricare nella vicina isola tutte le mercanzie, compresa l’urna contenente le spoglie della Santa, in modo da alleggerire il carico e facilitare le operazioni di liberazione.
Il tentativo di alleggerimento funzionò e la nave riprese a galleggiare. Fu quindi portata fuori dalla secca e ricaricata con tutta la mercanzia, ma appena venne portata a bordo l’urna, la nave rimase di nuovo bloccata. Si riprovò, allora, a riportare l’urna in isola, e solo allora la nave riprese a navigare. Lo strano ed inspiegabile evento fu interpretato dai marinai come la volontà della Santa di rimanere in quell’isola, all’epoca disabitata. E così fu: l’urna fu lasciata nell’isola e la nave riprese la sua navigazione.
Nel 1028 i religiosi dell’ordine degli Agostiniani edificarono una cappella ad essa dedicata e, col passare degli anni, anche un convento e una chiesa, nella quale venne conglobata anche la cappella. In seguito, nel 1400 agli Agostiniani succedettero i Benedettini Olivetani i quali ricostruirono il convento e la chiesa che vediamo ancora oggi. Grazie alla sua posizione, il Convento venne spesso utilizzato come luogo di prima accoglienza dei dignitari stranieri.

Con gli editti napoleonici del 1810, però, la chiesa venne sconsacrata e adibita a magazzino. Tutti gli averi furono venduti e le spoglie della Santa vennero trasportate nella vicina chiesa di San Pietro.
Solo un secolo dopo, con la bonifica della barena circostante l’isola, che veniva utilizzata come zona di addestramento militare, l'area iniziò a popolarsi e a diventare quella zona di Venezia che conosciamo ancora oggi, collegata da tre ponti con l’originale isola dove sorge la chiesa e comprendente anche lo stadio “Pierluigi Penzo”, la pineta di Sant’Elena, quasi un ideale prolungamento dei Giardini della Biennale, una darsena e la scuola navale militare “Francesco Morosini”.
Con l’urbanizzazione della zona, la chiesa venne riaperta e da allora affidata all’Ordine dei Servi di Maria, e le spoglie della Santa furono riportate al loro posto con una memorabile processione.


di Elisa De Conti

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