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Paolo Sarpi: il veneziano che sfidò il Papa

Venezia 1906: Paolo Sarpi, religioso dell'ordine dei Servi di Maria, sta tornando al suo convento quando viene circondato da cinque individui. Uno lo assale con un coltello e lo colpisce con due fendenti alla gola e uno al volto. Il religioso crolla al suolo agonizzante mentre i cinque assalitori scappano, rifugiandosi nella casa del nunzio pontificio. Un passante soccorre Paolo Sarpi e lo porta dal noto chirurgo Girolamo Fabrici d'Acquapendente il quale riesce a salvargli la vita. Al medico, che gli disse di non aver mai visto una ferita del genere, Sarpi rispose: “Agnosco stilum Curiae romanae” una sinistra citazione latina dal doppio significato “riconosco lo stile della Curia romana” oppure “riconosco lo stilo (pugnale) della Curia romana”.

Nel frattempo i sicari si erano imbarcati e avevano raggiunto la capitale dello stato pontificio. Ma chi erano?
Rodolfo Poma, mercante veneziano trasferitosi a Roma dove era divenuto intimo di Scipione Borghese e soprattutto dello zio di questi, papa Paolo V. Il secondo, Michiel Viti era un prete bergamasco ed infine c'erano i tre “bravi”.
Ma perchè la Curia romana, forse il Papa stesso, volevano la morte di Paolo Sarpi?
Tutto fonda le radici in due leggi veneziane emanate tre anni prima.

Nel tentativo di emanciparsi dalla presenza ecclesiastica nel 1604 e nel 1605 furono approvate due leggi: una proibiva la fondazione di luoghi di culto senza l'autorizzazione dello Stato; l'altra vietava la vendita di immobili da laici a ecclesiastici e prevedeva che reati particolarmente gravi commessi dal clero fossero giudicati dai tribunali laici.

Risultato?
Vennero incarcerati due chierici, il canonico Scipione Saraceno per molestie, e l'aristocratico abate di Nervesa, Marcantonio Brandolini, reo di omicidio e di svariati stupri.
Il Papa chiese l'abolizione delle due leggi ma nel 1606 Sarpi venne nominato consultatore in iure, teologo e canonista della Repubblica per contrastare tali pretese.
Paolo V rispose con le armi della controriforma: scomunica del consiglio veneziano e interdetto per tutto il territorio della Repubblica. Venezia, che non ci stava a prendere ordini dallo stato pontificio, impedì la pubblicazione della bolla papale e affidò la replica al suo migliore avvocato e teologo: Paolo Sarpi. Nel suo Protesto del monitorio del ponteficie il religioso negava ogni valore a scomunica e a interdetto. A Venezia intanto le funzioni religiose continuavano come nulla fosse e nemmeno la minaccia di una guerra riuscirono a piegare la Repubblica alle volontà dello stato pontificio. Nell'ottobre del 1606 Sarpi venne convocato dall'Inquisizione romana ma non si presentò; il papato lo punì allora con la scomunica. Da lì a breve ci fu l'assalto che quasi lo uccise.

Fonte: Focus Storia

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