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Parchi e giardini. Le aree verdi della Serenissima

Sei sono i giardini pubblici che, ad oggi, sopravvivono all’edificazione nella città di Venezia: i Papadopoli, che hanno subito un ridimensionamento per lasciare spazio alla realizzazione di Piazzale Roma; quelli di Castello, distribuiti lungo la laguna e costituiti da una parte pubblica e da una più ampia assegnata alla Biennale; i Reali, in posizione limitrofa a Piazza San Marco; i Savorgnan, vicino al Ponte delle Guglie; i Groggia, in zona Sant’Alvise; la pineta di Sant’Elena, che si affaccia sulla laguna di fronte al Lido di Venezia. 

 

 
Veri e propri polmoni verdi all’interno di una città che vive in simbiosi con il mare e, come ogni area urbana, subisce passivamente un’incessante attività edilizia, le aree verdi e le oasi naturali di Venezia sono un patrimonio prezioso che non può non essere preservato e tutelato con impegno e determinazione.
Ma è di Venezia che stiamo parlando, e come Venezia non ce n’è nessuna al mondo. La sua conformazione urbana “storica”, infatti, non permette, purtroppo, grandi sviluppi in questo senso.
I primi tempi della storia della città vedevano il verde relegato ai suoi margini, nelle isole di Murano e della Giudecca, mentre in centro potevano esistere solamente piccoli appezzamenti, per lo più privati. Orti, piccoli parchi e numerosi giardini trovavano spazio all’interno di corti private e conventi.
A conferma di questa organizzazione urbanistica abbiamo, oltre alla veduta prospettica di Jacopo de’ Barbari di epoca cinquecentesca, il Venetia città nobilissima et singolare di Francesco Sansovino, pubblicato nel 1583, il quale segnalava la presenza di oltre 200 giardini di ridotte dimensioni sparsi nei vari sestieri e presenti all’interno di palazzi e conventi.



L’entroterra veneziano offre, rispetto alla città, molte più possibilità di sviluppo in questo senso, possibilità che sono state sfruttate attraverso la realizzazione di progetti molto importanti per la creazione di aree verdi e di operazioni di rimboschimento ragionato con la piantumazione di una notevole varietà di piante.
Il risultato di tali progetti lo possiamo osservare a Mestre: il Parco di San Giuliano, costituito nel 2004 e, ad oggi, uno dei parchi cittadini più ampi al mondo; il Bosco di Mestre, area di 230 ettari che comprende il bosco di Carpenedo (contenente un’area di bosco antico, raro e prezioso), dell’Osellino, di Campalto e le vaste aree Querini con i Boschi Ottolenghi, di Franca e Zaher; lo storico Parco Albanese, meglio conosciuto come Parco Bissuola, risalente agli anni Ottanta.

Verde ed azzurro si incontrano nel territorio veneziano, in maniera particolare nelle isole, un tempo tappezzate di ampie distese verdi all’interno di conventi, abitazioni private e sedi istituzionali. Degne di nota sono la riserva naturale Lipu di Ca’ Roman, al Lido, e l’Oasi WWF Dune degli Alberoni, a Pellestrina.

I parchi e le aree verdi di Venezia sono uno dei tanti elementi che rendono questa città unica al mondo, macchie di colore verde che, unite alla magia dell’azzurro e degli scorci della città, si rivelano a noi come attimi di natura mai scontati, che solo un luogo così speciale potrebbe regalare.


di Elisa De Conti

 

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