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Situ bon de far triàca?

Rieccoci alla scoperta di proverbi, modi di dire e detti del nostro fantastico dialetto regionale. 

Ci troviamo, più precisamente, a Venezia, dove, per indicare una persona buona a nulla, di nessun valore e utilità, si usa dire la frase “no ti xe bon gnanca de far triàca”.

Ma cosa significa questo detto, e che cos’è la triàca?
La teriàca, o triàca, era un composto considerato miracoloso e protetto dalla Serenissima, una sorta di panacea contro tutti i mali, molto famosa in epoca medievale.


 

La preparazione di questo intruglio dai misteriosi poteri guaritori era un evento pubblico che assumeva i toni quasi di una festa, durante la quale venivano pestati in mortai e poi mescolati insieme, con solenne precisione, i 64 ingredienti che la componevano. Il tutto, accompagnato da canti tradizionali, avveniva in farmacie o spezierie rigorosamente autorizzate: la Repubblica, infatti, si faceva garante della genuinità di questo medicamento e lo proteggeva con il massimo vigore attraverso leggi specifiche. Tra le spezierie abilitate alla produzione della triàca, la più celebre è quella della “Testa d’Oro” a San Bartolomeo, la cui insegna è visibile ancora oggi.
La triàca, presto famosa, veniva esportata in tutta Europa, dove era richiestissima per le sue presunte capacità di guarire da tutte le malattie contagiose, dalla febbre, dal mal di stomaco e molto altro.
Tra gli ingredienti che andavano a comporre il miracoloso medicamento si annoverano, oltre all’oppio che ne era la base, trocisci di vipere, foglie di rose, iride, cardamomo, agarico, zafferano, trementina, miele, zenzero e iperico.

Curiosità:

La triàca veneziana è protagonista anche della storia a fumetti “Zio Paperone e la triàca veneziana”, contenuta nel numero di Topolino dell’11 aprile 1971.
La storia racconta del ritrovamento, da parte di zio Paperone, della ricetta della triàca veneziana, e della sfida tra Paperino e Gastone per trovare tutti gli ingredienti necessari alla preparazione del miracoloso intruglio.

 

 

di Elisa De Conti


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