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Un palazzo per Marietta, ovvero La maledizione di Ca’ Dario

A Venezia esiste una Palazzo che si affaccia sul Canal Grande che sembra perseguitato da una maledizione:

tutto coloro che acquistano la casa vengono brutalmente uccisi, muoiono per per per "strane" cause accidentali o muoiono suicidi 


si chiama Palazzo Dario, un maestoso ed elegante palazzo in tipico stile veneziano che si trova nel sestiere di Dorsoduro al civico 353. 

Era il 1479 quando il borghese di origini dalmate Giovanni Dario commissionò a Pietro Lombardo un sontuoso palazzo con vista sul Canal Grande come dote nuziale per l’amata figlia Marietta, all’epoca promessa sposa di Giacomo, ricco mercante di spezie e proprietario dell’omonimo palazzo in Campo San Vio.

L’edificio che Pietro Lombardo progettò è oggi conosciuto come Ca’ Dario ed è infelicemente celebre per la presunta maledizione che graverebbe su di esso, secondo la quale sui proprietari si abbatterebbe, irrimediabilmente, un infausto destino fatto di morti violente e tragici tracolli finanziari. Le opinioni sulle cause della morte dei vari inquilini che si sono succeduti nel corso dei secoli sono contrastanti, ma questa incertezza non fa altro che incrementare il fascino e il mistero che avvolgono questa sinistra abitazione.


Ma, come in ogni storia che si rispetti, bisogna cominciare dal principio.

Dopo la morte di Giovanni Dario, nel 1494, l’edificio passò alla figlia Marietta, il cui marito Giacomo, poco tempo dopo, subì un tracollo finanziario e fu accoltellato. In seguito a questi tristi avvenimenti, la donna si suicidò e il figlio di Giacomo, Vincenzo Barbaro, venne trovato morto a Candia (Creta) a seguito di un agguato.

Ca’ Dario restò in mano alla famiglia Barbaro fino agli inizi del XIX secolo, quando Alessandro Barbaro, membro dell’ultimo Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia e Consigliere Aulico del Tribunale Supremo di Verona, decise di venderlo a un commerciante armeno di pietre preziose, tale Arbit Abdoll, il quale, in poco tempo, vide la sua attività fallire miseramente e morì subito dopo.

Un’amara sorte toccò, in seguito, allo studioso inglese Radon Brown, misteriosamente morto insieme al suo compagno, e anche all’americano Charles Briggs. Quest’ultimo, fuggito in Italia con il suo amante perché negli Stati Uniti l’omosessualità era fuorilegge, giunse a Venezia e acquistò il palazzo maledetto
che, ça va sans dire, non tardò a diventare perfetta location per un altro omicidio-suicidio di coppia.

La lista continua con il poeta francese Henry De Regnier, ospite all’interno del palazzo tra il 1899 e il 1901, che fu colto da grave malattia e morì in pochissimo tempo.
All’inizio degli anni Settanta del Novecento la casa fu poi acquistata da Filippo Giordano delle Lanze, tragicamente ucciso dall’amante diciottenne che gli spaccò una statuetta in testa. Il giovane assassino fuggì a Londra portando con sé l’inarrestabile aura negativa di Ca’ Dario: morì, infatti, per mano di sconosciuti.

Pochi anni dopo fu la volta di Christopher “Kit” Lambert, manager del gruppo rock The Who, che acquistò la casa e vi morì cadendo dalle scale. L’ipotesi fu, anche in questo caso, di suicidio.
Agli inizi degli anni Ottanta un’amara sorte toccò, poi, a Fabrizio Ferrari, manager veneziano: egli subì un tracollo economico, mentre sua sorella Nicoletta morì in un incidente d’auto senza testimoni e fu trovata a pochi metri dalla propria auto capovolta.

A chiusura della lista nera troviamo Raul Gardini, che all’inizio degli anni Novanta acquistò Ca’ Dario per farne dono alla figlia e, poco dopo, fu coinvolto in numerosi scandali finanziari, subendo pesanti perdite. Morì suicida in circostanze non esattamente cristalline: il 23 luglio 1993 fu trovato morto nella sua casa di Milano.

Anche l’illustre tenore Mario Del Monaco, intenzionato ad acquistare la residenza veneziana, fu colpito dalla malasorte: proprio mentre andava a stilare l’atto per l’acquisto si schiantò con l’auto. A morire non fu lui, ma la sua carriera: fu costretto ad abbandonare per sempre il palcoscenico.
Il palazzo veneziano è, attualmente, proprietà di una multinazionale americana, e su di esso mise gli occhi agli inizi del 2000 anche il regista Woody Allen. Fortunatamente lasciò perdere.

Molte cose sono state dette e ancor di più pensate su Ca’ Dario. Fantasmi? Cimitero dei templari? Talismani magici?

Un unica certezza, il profondo e spaventoso senso di inquietudine che si prova anche solo avvicinandosi alla “vecchia cortigiana decrepita piegata sotto la pompa dei suoi monili”, come deliziosamente fu descritta da Gabriele D’Annunzio.

 


di Elisa De Conti


 



 

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