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Verona: l'Arco della Costa

L'Arco della Costa, è una passerella di collegamento tra la Domus Nova e il Palazzo della Ragione e in epoca veneziana consentiva ai magistrati, nominati dal governo centrale della Serenissima, di recarsi dalla loro residenza, la Domus nova appunto, al tribunale della città, il Palazzo della Ragione, senza dover passare per la strada dove avrebbero potuto essere avvicinati da corruttori o malintenzionati.
L'Arco della Costa deve il suo nome a una costola di balena o forse di ittiosauro che da secoli vi pende sotto. Non si sa bene perché vi sia stata appesa e, nonostante le varie teorie e interpretazioni, rimane un mistero.La costa di Piazza delle Erbe è nella sua posizione almeno dal XVII secolo. Vi è infatti una raffigurazione di una veduta di Piazza Erbe in cui già compare la costola sotto il suo arco. Ma potrebbe essere stata posta lì anche molto tempo prima.
Secondo alcuni si tratta di una sorta di reliquia portata dalla terra santa da crociati di Verona e appesa sotto un arco di Piazza delle Erbe a mo' di ex voto. Secondo altri potrebbe essere una primitiva pubblicità per l'antichissima farmacia che ancora adesso vi sta sotto. Altri ancora ritengono possa trattarsi di un fossile, forse trovato sui monti attorno a Verona e, creduto un osso di qualche misterioso mostro, messo nel centro di Verona quasi a protezione scaramantica della città. Vi sono altri due ossi simili nel e in una cappella laterale della chiesa di Santa Anastasia. La guida che vi accompagna nella visita di Verona vi indicherà sicuramente l'arco della Costa una volta giunti nelle centralissima Piazza delle Erbe.

L’arco della Costa ancora oggi ha appeso all’esterno un antico e misterioso reperto; sembra si tratti di una costola di balena o ittiosauro, rettile marino preistorico.

Tra le tante ipotesi fantasiose la più probabile è quella che si tratti di una pubblicità di una delle spezierie (farmacie) che erano aperte in questo angolo di piazza, fra cui la più nota era quella del famoso botanico Francesco Calzolari “Alla campana d´oro”. Si credeva che la polvere ricavata dall´osso grattugiato della balena avesse qualità medicinali.


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