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Vicentini Magnagati, ma è realmente così?

Tutti noi conosciamo il detto risalente a prima del 1500 «Veneziani gran signori; Padovani gran dotori; Vicentini magna gati; Veronesi tutti mati; Udinesi, castellani, col cognome de furlani; Trevisani pan e tripe; Rovigoti, baco e pipe; i Cremaschi, fa cogioni; i Bressan, tagiacantoni; ghe n'è anca de più tristi: bergamaschi brusacristi; e Belun? Poreo Belun, te sé proprio de nisun».

Ma da dove deriva questo detto popolare? Molte sono le risposte, più o meno scientifiche che ci girano attorno ed ora vi racconterò quelle più famose.

IPOTESI 1 - L'unico collegamento storico lo troviamo nel 1509. Padova venne attaccata dalle truppe della Lega di Cambrai allestita contro la Serenissima Repubblica. Tra gli aggressori c’erano anche soldati berici. E sarebbe a loro che i padovani mostrarono in segno di scherno dall'alto delle mura una gatta appesa a una lancia: lo sfottò era riferito alla macchina da guerra conosciuta come "il gatto" e utilizzata anche dalle truppe imperiali.
L'invito è a sfondo sessuale: venite a prendere, nel senso di "possedere", la gatta. Se siete capaci.

IPOTESI 2 – Si narra che nel 1698 a Vicenza ci fu un’invasione di topi e conseguente pestilenza, e per debellare questa sgradita presenza i cittadini chiesero a Venezia di inviargli una flotta di gatti agguerriti. La guerra si concluse ovviamente con i felini vincitori, ma non si spiega il fatto che i gatti non rividero mai le famiglie veneziane, ma sparirono nel nulla. Quindi ci si aspetterebbe almeno di trovare a Vicenza un cimitero militare dei gatti, ma non essendo così, leggenda narra che cuochi fantasiosi utilizzarono questi animaletti amici per la sopravvivenza del popolo, cucinando prelibatezze nuove

IPOTESI 3 – Nel 1943 venne emanato un decreto salva-gatti firmato da tutti i prefetti della penisola su disposizione del ministero degli Interni preoccupato dall'aumento di topi e dal scarso cibo presente nel territorio: «È vietata l'uccisione dei gatti per la utilizzazione delle carni, dei grassi e delle pelli. I contravventori incorreranno nelle penalità comminate dall'articolo 650 del Codice Penale».

IPOTESI 4
– Altra ipotesi sulla provenienza del termine «magnagati» è una teoria di origine fonetica, trascurata nelle attuali considerazioni, ma conosciuta già nell'Ottocento. Trova riscontro dalla parlate locali, quando per dire la frase «hai mangiato» in dialetto veneziano si pronunciava «ti ga magnà», in padovano «gheto magnà» mentre nel dialetto antico vicentino si affermava «gatu magnà». Questa pronuncia diede probabilmente origine al soprannome di «magnagatu» o «magnagati» dato in senso spregiativo dai rivali veneti ai vicentini. Ancora oggi il nome «gato» ricorre spesso nella parlata vicentina, basti pensare ad esempio, al «far le gatele» o le «gate gate» per indicare il solletico, oppure camminare a «gatoni».

IPOTESI 5 – Questa spiegazione è dovuta a Jerome Lalande, un francese che dirigeva l'Osservatorio astronomico di Parigi e che nel 1765 visitò una Vicenza diversa da come la conosciamo oggi. Scriveva che i vicentini erano montanari selvatici e violenti al punto che quell'anno c'erano stati in provincia 300 omicidi su 200mila abitanti circa e che per questa loro rissosità si diceva «vicentini, cani e gatti» oppure «magnagatti».

Ora l’idea di mangiare gatto ci disgusta, non per l’ipotetico gusto di coniglio..ma per l’affetto che per tradizione proviamo verso questi animali sempre più da compagnia.

Non dimentichiamo però le tradizioni straniere, che non rispecchiano propriamente le nostre abitudini culinarie.  Ad esempio Charles Dickens, ne Il Circolo Pickwick, descrive un «pasticcio di gatto» mangiato allora abitualmente dagli inglesi. I cinesi della provincia del Guangdong hanno il micio tra le loro ricette tradizionali, dove pare finiscano nel piatto quattro milioni di felini l'anno. Ma dobbiamo essere coscienti del fatto che un po' tutti gli italiani sembrano aver fatto uso, nei momenti di magra del passato, della bestiola «in tecia».

Mistero risolto? Assolutamente no!
A voi la scelta di credere all’ipotesi che vi aggrada di più. In ogni caso, teniamo conto che oggi cibo ne abbiamo, guerre in Italia non ce ne sono, e tutti (chi più chi meno) conoscono la lingua italiana. Quindi abbiate rispetto dei gatti, coccolateli, viziateli, curateli. Vi ripagheranno con fusa e compagnia. Inoltre vi riscalderanno i piedi durante i lunghi inverni veneti.

Eva Nardo


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