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Vicenza, Porta Castello e il suo Torrione

Porta Castello di Vicenza, affacciata su Piazzale De Gasperi e sui Giardini Salvi, nella parte occidentale di quella che era la cinta fortificata medievale della città, conserva, grazie anche a recenti e mirati restauri, il Torrione medievale che aveva la funzione di osservatorio e linea difensiva contro gli attacchi nemici. 

 



Nell’area circostante sorgeva il castello feudale demolito verso la metà del XVIII secolo, del quale, oggigiorno, non restano che poche tracce di muratura celate tra i palazzi. Secondo alcune fonti, nel XII secolo la Torre del Castello era di proprietà dei Conti Maltraversi, ai quali subentrarono, agli inizi del 1200, gli Ezzelini. Era il 1236 quando, alla testa di un formidabile esercito, entrarono a viva forza in città il Sacro Romano Imperatore, Federico II di Svevia, ed il suo vicario per la Marca Trevigiana, Ezzelino III da Romano, detto il Tiranno, che diedero la città alle fiamme nella vigilia di Ognissanti. Secondo alcune fonti, durante l’occupazione protrattasi fino alla sua morte, Ezzelino avrebbe costruito ex novo il possente torrione, mentre, secondo altre opinioni, avrebbe sopraelevato e potenziato la torre già esistente a nord della più antica Porta San Felice, costituendo così un valido presidio della porta detta Nova.

Dopo Ezzelino, alla luce della crescente potenza di Padova, i Vicentini si rivolsero al signore di Verona, Alberto della Scala, per avere protezione. Ebbe così inizio, per la città, il periodo di dominazione scaligera, durante il quale, tra il 1337 e il 1338, in piena guerra con Padova e la lega antiscaligera supportata da Venezia, si intraprese il rafforzamento della cinta muraria.

Gli Scaligeri rimasero a Vicenza fino al 1388, quando la dominazione passò in mano viscontea. Dopo il dominio visconteo, morto Gian Galeazzo Visconti nel 1402, inutilmente i Carraresi di Padova tentarono di impadronirsi di Vicenza perché la città berica, memore di secolari asperrime rivalità, si diede piuttosto a Venezia fornendo così occasione alla guerra che portò alla rovina lo stato padovano con la definitiva affermazione della supremazia veneziana in terraferma. 
Sotto Venezia il castello conservò per parecchio tempo un ruolo difensivo. 
All’inizio del XVI secolo, nell'imminenza della guerra di Cambray, fu restaurato e rimesso in efficienza e, una volta perduta l'importanza militare, fu acquistato verso il 1630 dai nobili Valmarana che lo adattarono e residenza.

Il 3 novembre 1805, le truppe napoleoniche del generale Massena attaccarono la retroguardia austriaca, attestata in Vicenza per proteggere la ritirata dell'esercito dell'Arciduca Carlo d'Asburgo, con un furioso bombardamento che arrecò gravissimi danni alla porta e lasciò i suoi segni pure sul mastio. 
Del castello scaligero, salvo l'imponente mastio, oggi non rimane più nulla: tutto fu progressivamente smantellato un po' alla volta dai Vicentini (1767, 1792, 1795, 1797, 1805, 1812).

A conclusione della Seconda Guerra Mondiale, che il mastio superò con trascurabili danni, esso è stato fatto oggetto di un attento restauro da porte degli attuali proprietari su progetto dell'architetto Pozzato. L'intervento, attuato con cautela e con rispetto per il valore documentale del manufatto, rendendo possibile la visita all'interno e la salita alla ghirlanda merlata, ha finalmente consentito ai cittadini e ai turisti di fruire più da vicino della potente suggestione promanante da questo eccezionale testimonianza dell'architettura fortificata militare del Medioevo vicentino. 
 
Porta Castello, inoltre, conserva nel sottosuolo vestigia di epoca romana: alcune tracce di antiche mura sono venute alla luce negli anni ’90, durante lavori di manutenzione stradale e in seguito ricoperti per esigenze urbanistiche.



di Elisa De Conti



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