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Il Barba Zucon e altri personaggi del Folklore Veneto

Storie, leggende e fiabe del veneto  

IL FOLLETTO MAZARIOL 
Un folletto dispettoso che abita i verdi boschi delle Dolomiti e le grave della sinistra Piave: è tutto rosso e saltella di qua e di là per le radure, comparendo quando meno ce lo si aspetta. Ha una casacca turchese, un cappello rosso a punta e degli zoccoli di legno e ha il potere di far cadere in uno stato di oblio chiunque calpesti le sue impronte.
La piccola creatura è molto affezionata alle grave del Piave, dove spesso si reca per qualche momento di svago e relax. Ama talmente il suo territorio che è sempre pronto a difenderlo da coloro che lo mettono in pericolo.

 Si dice poi che nelle notti di luna piena lo si possa vedere a bordo di una zattera lungo il fiume. A chi gli passa vicino il folletto dice: ”Salve, io sono il Mazariol che sconfisse Attila, il flagello di Dio”. Attenzione però a quando passeggiate nei boschi della Marca trevigiane, perchè un saggio detto locale dice: "No cascar entro te le peche del mazarol!".

 

 

IL BARBA ZUCON, CHE MANGIA I BAMBINI IN UN SOLO BOCON!
Il Barba Zucon è un uomo burbero, simile ad un orco. Leggenda vuole che una madre ed una bimba volessero cucinare delle frittelle, ma non avendo la padella giusta dovettero chiederla in prestito al Barba Zucon. In cambio dovettero promettergli un cesto di dolcetti, altrimenti lui sarebbe tornato a mangiarsi la bimba.
Come da accordi la mamma preparò un cestino e lo fece portare alla figlia, ma lei mangiò tutto lungo il tragitto e sostituì le prelibatezze con sterco d’asino. Sul momento lui non si accorse e ingoiò tutto. L’ira salì e la notte Barba Zucon raggiunge la bambina nel letto e se la mangiò… fortunatamente la madre aveva sostituito l’esile corpicino con una bambola di pezza piena di chiodi. Da quella notte le mamme consigliano ai bambini di dormire subito, senza fare storie, altrimenti arriverà l’orco cattivo.

 

 

NE SAI UNA Più DI BERTOLDO
Bertoldo un uomo capace, intelligente e scaltro. Era un uomo umile, ma sagace e furbo ed in ogni occasione sapeva come cavarsela prendendosi scherno anche del Re che non riusciva ad imbrigliare le sue trovate ed i suoi stratagemmi e che veniva ogni volta gabbato da questo giovane per niente bello, goffo nel parlare, anche un po’ sporco e, per molti, un zoticone. Stanco delle prese in giro il Re decise di far impiccare l’uomo, ma fece l’errore di far scegliere a lui su quale albero trovare la morte. La leggenda dice che Bertoldo, accompagnato dal corteo per l'esecuzione ed il boia, siano ancora a passeggio per il bosco a scegliere l'albero da dove farsi penzolare.

 

 

’A MARAMÀCOEA, MOSTRO O SENSAZIONE?
Un tempo sapevano tutti cos’era. I grandi, almeno. I piccoli no, a loro nessuno lo spiegava e i grandi non ne parlavano. Se non ne parlavano era perché dovevano averne timore anche loro, questo pensavano i piccoli. Nella testa dei bambini nulla era chiaro: era qualcosa che doveva far paura, era una vecchia, era una donna cattiva, era uno spirito… Era tutto e niente di queste cose. Ma faceva paura. Qualche bambino se l’era immaginata come uno spirito che poteva passare attraverso le imposte chiuse, attraverso i belconi serài, con l’espressione e la figura di una vecchiaccia con un grande sacco in spalla nel quale infilare i bambini disubbidienti per portarli via due o tre giorni, finché non avessero promesso di stare buoni e di obbedire ai genitori. Solo allora li avrebbe riportati indietro.

A San Donà di Piave invece col termine ‘maramacoea’, la gente cercava di dare forma concreta all’effetto provocato dalla sensazione avvertita da chi, provenendo dalla palude, andava verso il centro cittadino in occasione della famosa Fiera; qui gli poteva capitare di provare la maramacoea, sensazione stupefacente di felicità.

 


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