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Le leggende del Sile

Treviso, assieme a Torino, Lione e Praga viene definita una città magica fin dalla seconda metà del XIII secolo. C’è chi dice che Treviso derivi da Taurisium, l’appellativo dato al suo fondatore Osiride, successore di Noè, adorato dopo la morte sotto forma di Toro. Ma si narra anche che possa derivare dalla raffigurazione di una figura femminile con tre visi, posta su una delle torri erette da Antenore per difendere la nuova città.

Le terre trevigiane celano spiriti di dolci fanciulle e di prelati, discendenti dei Collalto e dei Minucci, anime dannate della dinastia degli Ezzelini e ancora, monaci vaganti tra i ruderi di una abbazia, creature misteriose di un antico Bosco Veneziano, per non parlare delle forme inquietanti delle Motte di Castello di Godego e altro di terribile ancora.

Sul Sile si narrano molte leggende, possiamo ricordarne un paio:  

la prima narra di una signora malvagia e ricchissima, padrona di tutti i territori dell'alto Sile. Un giorno la signora, mentre passava vicino ad un "fontanasso" con una carrozza trainata da cavalli bianchi, incontrò un sacerdote che andava a portare il viatico ad un moribondo camminando nel fango, seguito da due chierichetti. Il cocchiere fermò la carrozza e disse alla signora che passava il Signore del cielo. La signora però aveva fretta e disse di andare avanti perché era padrona della terra.

La terra allora si aprì con un boato e inghiottì la signora con la carrozza; si salvò solo il cocchiere che vide uscire dal baratro una cagna brutta e spelacchiata. Da quel giorno la cagna, detta "Cornara", continuò a vagare abbaiando di notte. L'origine di questa leggenda risale al '600, quando la nobile famiglia veneziana Corner, era proprietaria dei terreni di Torreselle e Levada, che un tempo appartenevano alla comunità. I contadini vedevano nella punizione della signora presuntuosa, la giusta rivincita contro i potenti Corner.

Un’altra leggenda dice che Rolando, uno dei dodici paladini, venne a Treviso con 2000 uomini per portare la pace, combattendo contro i Saraceni che erano circa 3000. Rolando stava per perdere e si riparò nella chiesa di Sant'Angelo finché, insieme ai suoi, riuscì a recuperare le forze.

I Saraceni irruppero con furore in quel luogo; Rolando allora si raccolse in orazione pregando Dio e implorò l'aiuto di Sant'Angelo affinché gli concedesse la vittoria. Al tramonto, presero le armi e si diressero senza paura verso i malvagi che si diedero alla fuga; molti furono uccisi altri catturati e messi in carcere. Rolando e i suoi compagni dedicarono la loro vittoria a Dio e all'Arcangelo Michele; ordinarono quindi la consacrazione della chiesa stessa in onore di Dio e dell'Angelo. Per questa ragione ogni primo giorno del mese di Maggio vi è una celebrazione nella chiesa di Sant'Angelo.

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