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Una dimora per tre spettri: il castello di Monselice

Complesso di edifici il cui inizio della fase costruttiva risale al 1237, il Castello di Monselice, in provincia di Padova, si struttura in quattro nuclei principali, più una rocca, tutti edificati e ristrutturati tra l’undicesimo e il sedicesimo secolo. Esso fu fatto riedificare dal terribile tiranno Ezzelino III da Romano, che fu signore della Marca Trevigiana, sui resti di una fortezza più antica.

Secondo la leggenda, il Castello di Monselice annovera tra le sue mura la presenza di ben tre spiriti.



Il primo fantasma è quello di Avalda, amante di Ezzelino. La giovane, di corporatura minuta e di carnagione bianchissima, condivideva con il suo amato, dal quale aveva ricevuto in dono il castello, la caratteristica della crudeltà. Era sua abitudine circondarsi di bellissimi giovani amanti che, come una mantide, subito dopo aver soddisfatto le sue brame di lussuria, faceva uccidere tra mille torture.
Appassionata di stregoneria e magia nera, la nobile aveva anche estrema dimestichezza con l’uso del veleno. Ben presto, però, il crudele Ezzelino scoprì i suoi turpi traffici e non esitò un solo istante a farla uccidere da un sicario, proprio nel castello dove, tuttora, compare insanguinata, tra grida e spaventosi lamenti, alla ricerca di una pace che mai le apparterrà.

Il secondo spettro porta il nome di Jacopino da Carrara. Signore di Padova dal 1350 insieme allo zio Francesco, Jacopino venne da lui rinchiuso all’interno del castello, accusato di tramare contro lo zio con il quale condivideva il potere.
Il povero Jacopino trascorse diciassette anni senza poter uscire dal maniero e le urla raccapriccianti delle sue sofferenze si udirono per molti giorni, fino a che fu decretata la sua morte per fame. Le sue sofferenze continuano anche nel mondo dei morti: egli appare con lento incedere per i corridoi del palazzo, trascinando i suoi passi con l’aiuto di un bastone, magro e consumato dalle pene subite.

La sua amante, Giuditta, terzo fantasma del castello di Monselice, fu tenuta all’oscuro del terribile destino del suo innamorato e vaga ancora oggi nel buio della notte intorno al castello, in preda ai tormenti e chiedendo notizie ai passanti del suo Jacopino.

 


di Elisa De Conti


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