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“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà del mondo”

Dalle civiltà mesopotamiche arrivando agli Antichi Egizi, per passare poi ai Greci, che ad esso avevano addirittura dedicato una divinità, e ai Romani, che si fecero promotori della viticoltura in tutte le province dell’Impero ed utilizzarono abitualmente il liquido di Bacco anche a scopi terapeutici, il vino ha rappresentato, nel corso della storia, uno dei maggiori simboli di civiltà in tutto il mondo.
Demonizzato nei secoli bui del Medioevo non solo conseguentemente alle incursioni dei popoli musulmani, ma anche dall’ottuso moralismo della religione cattolica del tempo, che lo accusava di provocare ebbrezza e piacere effimero, fu invece tutelato in maniera clandestina, ironia della sorte, proprio dalle numerose comunità di monaci in giro per l’Europa. Per ricordarne uno fra tutti, ma solamente perché dà il nome al marchio di champagne più celebre al mondo, il monaco benedettino Pierre Pérignon.
A partire dal Rinascimento, fino ai giorni nostri, il vino si è riguadagnato il prestigio e la sacralità di cui godeva all’interno delle Sacre Scritture (lo stesso Gesù non scelse, del resto, la tramutazione dell’acqua in vino come suo miracolo di debutto durante la celebrazione delle nozze di Cana?).

Celebrato e valorizzato, nel corso dei secoli, da scrittori, artisti, poeti e letterati, il vino, che si voglia o meno, significa convivialità, piacere, è associato ai momenti di spensieratezza e agli eventi importanti, ai momenti da festeggiare. Un brindisi con l’acqua evoca mestizia al solo sentirne parlare.
Il vino, in tutto il mondo e, in particolar modo, in Veneto, regione dalla radicata cultura vitivinicola, è anche specchio ed immagine del duro lavoro dei contadini, frutto di un anno di sacrifici e della passione che si fa prima anima all’interno di queste persone, e si fa succo a conclusione del loro operato.

E dai Oliviero, parlare male dei Veneti in relazione al vino non è esattamente cosa buona e giusta. E questo perché, in tal modo, si sta parlando male della nostra terra. E a nessuno piace sentir parlare male di casa propria.
Certo, forse non è cosa facile da comprendere per chiunque veneto non lo sia, ma noi non siamo un popolo di ubriaconi. Siamo un popolo che ama follemente la propria terra, e la propria terra è anche il vino.
E sì, amiamo il vino! Il vino non può mancare nelle nostre tavole. Perché un aperitivo con un succo di frutta preferiamo lasciarlo alla gente più triste, una cena di pesce senza un buon vino bianco a chi mangia senza sentimento, una grigliata domenicale con gli amici bevendo aranciata al posto di un corposo Cabernet rosso rubino a chi non è interessato a celebrare l’amicizia.
Perché il vino, caro Oliviero, è tutto questo.

“Il vino, come disse Ernest Hemingway, che della nostra terra era follemente innamorato, “è uno dei maggiori segni di civiltà del mondo”.

 








TESTO Elisa De Conti



 


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