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Nasce la Fondazione Giancarlo Ligabue

27 gennaio 2016


A un anno esatto dalla scomparsa del suo fondatore, e in onore di un’intera vita votata al sapere, il Centro Studi e Ricerche Ligabue diventa la nuovissima Fondazione Giancarlo Ligabue, presentata lo scorso 25 gennaio (anniversario della scomparsa di Ligabue) a Palazzo Erizzo.

Veneziano classe 1931, con in mano una prestigiosa impresa di forniture e servizi navali, dopo la laurea in Economia a Venezia proseguì gli studi con un dottorato di ricerca in Paleontologia alla Sorbona di Parigi, dedicando tutta la sua esistenza a ricerche paleontologiche ed archeologiche.
Erano gli anni Settanta quando partecipò ad una spedizione in Niger capitanata dal celebre paleontologo francese Philippe Taquet e mirata al ritrovamento di tracce di dinosauri sepolti nel cuore del continente nero: risultato di quella spedizione fu il ritrovamento dei resti di un intero Oranosaurus nigeriensis, oggi in mostra al Museo di Storia Naturale di Venezia. Prosecuzione della fortunata spedizione è stata la lunga lista delle successive: oltre 130 in tutti i continenti.

A supportare queste spedizioni e divulgarne i risultati, di importanza incommensurabile da un punto di vista scientifico, il suo Centro Studi e Ricerche, che in questo inizio d’anno si trasforma in Fondazione Giancarlo Ligabue, le cui redini è pronto ad afferrare il figlio di Giancarlo, Inti. “Per ragioni di affetto” commenta, “ma anche per la forte responsabilità che sento nei confronti di quel patrimonio di opere, documentazioni e valori che mio padre ha lasciato”.
Prima iniziativa in programma della Fondazione è l’allestimento di una mostra sui sistemi arcaici di comunicazione scritta (tavolette, sigilli, argille), un viaggio alla scoperta dei segni “Prima della scrittura” possibile grazie alla messa a disposizione di una serie di pezzi della collezione Ligabue, in mostra in una città veneta entro la fine dell’anno.
Proseguiranno, chiaramente, il lavoro ereditato dal Centro Studi e la partnership con l’Università Ca’ Foscari, con borse di studio, progetti mirati a spedizioni e scavi, conferenze e seminari.
La promozione di specifici percorsi di ricerca, dell’attività editoriale (con la prosecuzione della pubblicazione della rivista semestrale tematica ‘Ligabue Magazine’), di interventi di conservazione dell’enorme e prezioso patrimonio di oggetti, reperti, documenti, foto e filmati sono alcune tra le principali attività che la nuova Fondazione si pone si perseguire, forte di un comitato scientifico che vede da sempre a fianco di Ligabue nomi illustri come Philippe Taquet, Donald Johanson (scopritore dell’ominide Lucy), Federico Kauffmann Doig (direttore dell’Istituto di Archeologia Amazzonica di Lima) e ancora Arman Beisenov, Carl Lamberg Karlovsky, Massimo Cacciari, Davide Domenici, Giandomenico Romanelli, Piero e Alberto Angela e molti altri.

Di primissimo piano l’attenzione alla sua Venezia, come sottolinea Inti: “E’ con tutta la città e le sue istituzioni culturali che la Fondazione vuole collaborare”. Un’”arca di conoscenza”, come definita da Alberto Angela, affezionato collaboratore, una risposta al bisogno di condivisione e divulgazione della cultura che era, da sempre, il fuoco che alimentava lo spirito delle ricerche dello stimato paleontologo. 
“Conoscere e far conoscere” il motto della Fondazione, che come logo, non a caso, ha scelto un sigillo risalente a tremila anni prima di Cristo, ritrovato nel nord dell’Afghanistan, rappresentante una figura umana, stilizzata, con le ali, quasi seduta sopra un animale mitologico e rinchiusa in un quadrato pieno di un rosso mattone, simboleggiante “i campi di interesse, l’archeologia, la paleontologia e l’antropologia, unite alla missione della conservazione”. Missione a capo della quale, in memoria e in onore di un grande uomo di scienza e cultura, si pone la neonata Fondazione.


di Elisa De Conti

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