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Per gli inglesi solo Prosecco, grazie!

Ecco un articolo interessante scritto da Massimiliano Cortivo per il Corriere del Veneto, che denuncia, tra le righe, il tentativo di allontare gli inglesi dal nostro (e loro) amato prosecco. Ma noi la vediamo dura l'attuazione del Prexit...

 

"Gli americani ricchi lo degustano, i francesi anticonformisti lo sorseggiano, in Inghilterra lo bevono, lo mangiano, lo annusano e lo usano anche per lavarsi, perché una saponetta sparkling ci sarà di sicuro in qualche scaffale di Tesco. Bulimici di Prosecco, gli inglesi lo amano sempre di più e tra qualche giorno, c’è da giurarci, stapperanno centinaia di migliaia di bottiglie con il Christmas pudding. Non li ha lasciati indifferenti quindi l’intera pagina tre del Times di ieri, che in molti tra Tube e Cab si sono bevuti come un ultrà della Juve legge la pagella di Higuain il lunedì mattina. Si tratta in pratica dell’ultima puntata della «proseccheide», la lunga storia d’amore tra i sudditi di Sua Maestà e il nostro vino più famoso, che potrebbe recitare come sottotitolo: solo Prosecco, siamo inglesi. L’ultima puntata che i cultori del genere metteranno sicuramente da parte per almeno tre motivi. Primo perché non si tratta (con tutto il rispetto) della Bild e dei suoi spaghetti alla pistola ma del quotidiano più autorevole della Gran Bretagna. Secondo perché non è una notizia in breve nelle pagine dell’Economia dedicata agli operatori della City. E terzo per il taglio dell’articolo: non un’analisi più o meno colorita del fenomeno ma un’inchiesta sui guasti che la coltivazione intensiva del Prosecco causerebbe all’ambiente veneto.

 

«La sete di Prosecco lascia l’amaro in bocca» è il senso del titolo del Times e nel lungo pezzo – corredato da filari e dall’immancabile bionda col bicchiere in mano – l’inviato a «Montello» Tom Kington fa un quadro sostanzialmente in chiave ecologista, sentendo attivisti del Wwf, ambientalisti, il consigliere democratico Zanoni ed Enrico Moro che nel suo sito si definisce «Green marketing & green art director». In pratica la tesi del Times è questa: attenzione, inglesi, che la vostra sete di Prosecco sta distruggendo colline, modificando il paesaggio rurale, cancellando specie animali, insomma sta provocando un ribaltone ambientale a due passi da Venezia (per non dire dei pesticidi, del cancro e di tutto ciò che la puntata di Report porta ancora in dono). La bacchettata del giornale inglese ci ricorda un po’ il fatto che le storie d’amore non sono belle se non travagliate – o «litigarelle» come cantava Jimmy Fontana. Anche se l’affondo, a meno di una settimana dal Frizz Friday (il giorno prima di Natale) a molti è sembrato più che altro un amore da mantide. Che, nonostante gli 86 milioni di bottiglie vendute Oltremanica nel 2015 (il doppio rispetto al mercato Usa) potrebbe alla lunga, se non uccidere, quantomeno fiaccare l’export in Gran Bretagna. E il tutto nei giorni in cui in Veneto arrivano le prime multe contro il falso Prosecco nel nome di una «tolleranza zero» che deve partire dalla terra d’origine per arrivare poi alle bizzarrie delle spine nei pub inglesi o tra gli scaffali dei supermercati londinesi, che offrono chips al gusto frizzante delle nostre bollicine. La verità però, che nel vino sguazza, la troviamo alla fine dell’articolo. Quello del Times e (forse) in questo. Dietro al bacio c’è l’ombra di Dracula: ma lo sapete, cari inglesi – scrive il quotidiano britannico – che ci sono ottimi bianchi anche tra Kent e Sussex? Noi, per esempio non lo sapevamo e abbiamo dovuto googlare: Wrotham Pinot, Seyval bianco, Siegerrebe e Huxelrebe. Che ha pure le bollicine."

 

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