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Quando il Brexit è un vantaggio per il nostro Prosecco

A Verona è stato presentato un nuovo studio targato Mediobanca sul vino veneto e il Brexit.

Una delle prime conseguenze del Brexit è stata il deprezzamento della sterlina, soprattutto nei confronti del dollaro. Ma va sottolineato che oggi, ad eccezione della Germania, i maggiori mercati di approdo del vino italiano (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Svizzera) utilizzano tutti valute diverse dall’euro. Questo suggerisce che da tempo i produttori sono abituati a far fronte alle varie oscillazioni dei cambi. Oltremanica è italiana una bottiglia di vino venduta ogni cinque. Un mercato che per le etichette italiane vale 746 milioni di euro, di cui un buon terzo – 275 milioni – proviene dai soli spumanti. Per la stragrande maggioranza si tratta di Prosecco.

 

Negli ultimi anni il Prosecco in Inghilterra ha spopolato, ed ora lo si trova non solo nei migliori risotranti ma anche in negozi specializzati e nelle tavole degli intenditori.  

 

Solo nell’ultimo anno, se l’export di spumanti italiani è cresciuto nel mondo del 15,3%, per il solo Regno Unito la percentuale è salita di tre volte tanto: 45,7%.  I nostri produttori di prosecco devono quindi preoccuparsi di questa novità? Detto che situazioni di instabilità non sono mai troppo favorevoli, non è tuttavia detto che in questo derby a tre fra Italia, Francia e Spagna in terra inglese noi si parta sfavoriti. Spiega Barbaresco: «Bisognerà capire quale sarà il comportamento del consumatore inglese – sottolinea –: per esempio, se lo Champagne a causa dei cambi dovesse diventare inavvicinabile, il Prosecco potrebbe anche avvantaggiarsene».

Non cantiamo troppo presto, ma da bravi veneti la fiducia è al primo posto!

 

Testo ripreso e riadattato dal Corriere del Veneto

 

 

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