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"Storie artigiane" di Massimo Papa

Sabato 17 dicembre 2016 alle 15.30 alla libreria Ubik in via Garibaldi a Castelfranco Veneto, dentro le mura del castello, sarà presentato il libro “Storie Artigiane – Il trevigiano che cambia, la libertà che resiste”.  Un volume realizzato dalla Cna di Castelfranco Veneto in occasione dei festeggiamenti per i 70 anni dell’associazione di categoria della piccola e media impresa, nata in Italia nel 1946. L’autore è Massimo del Papa, giornalista e scrittore marchigiano, già autore di alcune pubblicazioni targate Cna, tra cui il “Rompicoglioni” dedicato al giornalista castellano Sergio Saviane.

 

Si tratta di una inchiesta per il Trevigiano sul filo degli incontri con gli artigiani, i piccoli produttori, gente che mette in gioco la propria autonomia ma non è disposta a rinunciarvi. Non un catalogo di nomi, di aziende, di fatturati, al contrario una indagine nel sangue e nel cuore degli uomini con le loro fatiche, ambizioni, speranze, amarezze, voglie di riscatto. Diversi per estrazione, tradizione, età, uniti da alcune costanti: il dialetto, il senso di appartenenza, soprattutto la libertà: da questa discende ogni sfida, ogni scommessa. Non è solo lavoro, non è solo economia.  Ciascuno racconta se stesso, le proprie passioni, la voglia di continuare a crescere nonostante il contesto economico mondiale ed italiano renda davvero difficile la vita del piccolo imprenditore. "A un trevigiano toglietegli la libertà, la follia, il suo linguaggio e la sua terra, e non è più niente, perché tutta la sua anarchia ha un senso solo se la può infilare nella società".

 

"Ciò che più mi ha colpito di questi laboriosi artigiani è stato il loro profondo senso di libertà - spiega l'autore Massimo Del Papa - tutti hanno detto di essere uomini liberi, di non voler rinunciare per nulla al mondo alla libertà. Libertà di fare impresa, di costruire i propri sogni, contro mille difficoltà che quotidianamente si trovano ad affrontare. Una libertà che non significa fare quello che si vuole senza pensare agli altri. Viceversa significa libertà di prendersi cura degli altri, dei propri lavoratori, della propria attività e quindi del tessuto sociale in cui vivono. E poi il tratto distintivo dell'uso del dialetto, che non è solo un modo di parlare, ma una vera modalità e produttiva per l'artigiano trevigiano. Felice non solo di quello che ha adesso, ma soprattutto di quello che ha avuto, che ha costruito e anche di quello che ha sofferto per arrivare dov'è".

 

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